Rifiuti e Ambiente

DALLA CAMPANIA A CONVERSANO: IL PROBLEMA RIFIUTI

La Campania di questi ultimi anni (e, in modo particolare, degli ultimi giorni) ha reso evidente quello che, per alcuni, era già una certezza. I Rifiuti sono un problema. A differenza di cinquanta, quaranta, trenta o anche venti anni fa, oggi i Rifiuti sono stati messi all’ordine del giorno della nostra agenda politica e sociale. Occupano le prime pagine dei quotidiani, delle riviste, delle trasmissioni televisive, sono diventati un discorso fondamentale e ridondante di certa retorica parlamentare ed elettorale. L’approccio a questo “problema” fa saltare le categorie di destra e sinistra (centro incluso), omologando tutto nel grande calderone della tecnica amministrativa. Ed in questa confusione totale vince la soluzione apparentemente più facile e “logica”, semplicemente perché è quella che risponde meglio all’Emergenza e quindi è culturalmente più facile da diffondere. La soluzione dell’incenerimento, di cui la Raccolta differenziata è un momento importante perché permette di selezionare alla fonte il materiale più utile alla produzione di Energia.

I Rifiuti sono stati quindi coinvolti dal grande business del Mercato, dal ciclo della valorizzazione e del Profitto. Sono diventati “merce” da accumulare e da scambiare, trasformandola in altro. La “merda”, in pratica, ha assunto valore ed è stata cooptata nel grande sistema mediatico del consumo. In questo modo la “produzione” dei Rifiuti è entrata nell’immaginario collettivo ed è stata associata al “benessere” individuale e collettivo. Chi produce Rifiuto, chi ne produce in abbondanza, è benestante. Non importa, si può fare successivamente la Raccolta differenziata per mettere la propria Esistenza in pace con le prime pagine dei giornali, con le trasmissioni televisive e con l’Emergenza della Campania.

Il reale problema è (e rimane) il ritmo dei consumi e della produzione di Rifiuti che è diventato insostenibile. Mentre tutti sono favorevoli alla Raccolta differenziata, infatti, pochi sono d’accordo con la riduzione della produzione di Rifiuti, con la trasformazione dei propri consumi. Perché importa mettere da parte cinquanta bottiglie di plastica ogni mese, anche per buttarle nella busta riservata, piuttosto che pensare di usare una sola bottiglia di vetro per trenta giorni. In questo modo siamo giunti a livelli di consumo insostenibili socialmente. Anche a Conversano.

IL PD E LE RISPOSTE DELL’ AMBIENTALISMO DEL FARE

Il primo Forum tematico sull’Ambiente del Partito Democratico con oggetto “Ambientalismo del fare. L’ambiente al centro della politica e del futuro” si è svolto Sabato 26 e Domenica 27 Gennaio ed ha visto intervenire, tra gli altri, Walter Veltroni che, in pratica, ha ripreso il discorso sull’ambientalismo del si già fatto al “Lingotto” qualche tempo fa (determinando in quella occasione la sua candidatura a leader del nascente piddì).

L’idea del Partito Democratico sulle questioni che riguardano l’Ambiente è molto semplice, diretta, immediata. Arriva subito ai media ed è spendibile facilmente nei salotti televisivi. Non richiede troppe spiegazioni, particolari analisi. È l’idea del Fare, del Si (l’ambientalismo del fare, appunto). È una idea che piace anche a molte Associazioni dell’ambientalismo italiano (con tutte le ramificazioni locali).

Piace perché non mette in discussione i “rapporti di produzione” (anatema), non critica quel “dominio” che evidentemente crea determinate situazioni sottomettendo il Territorio a dinamiche di accumulazione e di profitto. Piace perché si limita a rispondere all’Emergenza, con una capacità di penetrazione culturale difficile da contrastare. Davanti alla grande Emergenza della monnezza napoletana, ad esempio, il “fare”, il “Si” è molto più semplice da spendere rispetto ad altre possibili Idee.

In questo modo l’Emergenza sembra essere “piegata” per favorire il “fare” che piace al Partito Democratico (ma, naturalmente, non solo al piddì). Il Si alla logica dell’Incenerimento dei Rifiuti (basta fare la Raccolta differenziata per appagare il perbenismo). Il Si alla TAV, perché il Mercato, perché la modernità, perché l’Europa, perché il Prodotto Interno Lordo. Il Si a tutto quello che “serve” per migliorare le condizioni materiali degli Esseri umani (se non di tutti, sicuramente di qualcuno). Ma ogni Essere umano è inserito in un contesto, in un Territorio. Se si danneggiano i Territori, ne risentono le Comunità insediate.

E così, questo “ambientalismo del fare”, finirà con il curare l’albero senza fare nulla per la discarica che lo circonda.

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