Libera casa? No.. “libero mercato”!
Gennaio 7, 2008Il 2008 sarà anno di rituali Commemorazioni, di Ricordi. È cominciato con la Memoria della Costituzione della Repubblica italiana (entrata in vigore il primo Gennaio del 1948) e si continuerà a breve con Aldo Moro e Peppino Impastato. In qualche occasione (sempre più spesso, temo) diventerà caleidoscopio della silenziosa e passiva involuzione culturale, ad egemonia reazionaria e liberista, che sta subendo la nostra Società. Dalle Istituzioni (di Governo, di Educazione e di controllo) a gran parte del tessuto sociale.
Nel 1978, quindi trent’anni fa, il Parlamento italiano approvò la Legge sull’ equo canone che definiva strettamente il canone di affitto degli immobili urbani (destinati ad uso abitativo) in base ad una percentuale massima stabilita. Questa disposizione nacque grazia ad un’ampia mobilitazione sociale per rivendicare politiche efficaci di riduzione degli affitti e per la costruzione delle “case popolari” (uno strumento che l’Italia non ha mai utilizzato adeguatamente, solo l’1% dell’intera produzione edilizia). C’ era, insomma, una cultura diffusa e di Sinistra che sapeva interpretare e difendere i bisogni “reali”.
Naturalmente le “lobby dei proprietari” si schierarono apertamente contro una Legge che cercava semplicemente di regolare un “Mercato” che altrimenti sarebbe stato senza controllo, aumentando esponenzialmente il disagio sociale e spingendo ai margini della Società un numero imprecisabile di Esseri umani. Una disposizione moderatamente (e semplicemente) liberal-socialista, quindi.
Ma le “lobby” hanno solamente atteso il primo periodo utile in cui sono cambiati i rapporti di forza nella Società, quando la Sinistra (soprattutto quella “radicale”) ha cominciato a subire l’offensiva “del Capitale” e di una ristrutturazione industriale a spese del “proletariato” (che comincia a frantumarsi ed a perdere i propri riferimenti politici) e della Collettività in senso ampio. Richiamo iniziale di questa offensiva è, probabilmente, quella che è stata definita la “marcia dei colletti bianchi” della FIAT (14 Ottobre 1980) che cambierà definitivamente i rapporti tra Lavoratori, Sindacati e “mondo dell’Industria”, a vantaggio della borghesia nazionale. Da quel momento in poi abbiamo assistito all’assalto del “libero Mercato”, alla privatizzazione delle Industrie dello Stato, al licenziamento impotente di migliaia di Esseri umani, alle mobilitazioni che non hanno più realmente inciso sulle Istituzioni (ultimo esempio è il milione di Esseri umani che hanno manifestato il 20 Ottobre scorso a Roma).
Negli anni novanta c’è stata, tra le altre cose, anche l’offensiva (vinta) delle “lobby dei proprietari” contro l’ equo canone. Si è passati, con il silenzio e la passività della Sinistra (di tutta la Sinistra, quella di Governo e quella di Movimento), ai “patti in deroga” e successivamente al primato della proprietà senza nessuna tutela sociale, alla libera azione del “Mercato” che ha costretto una massa preponderante di Esseri umani a trasferirsi in periferie sempre più lontane e distrutte.
Questa non è soltanto una situazione “generale”, una analisi complessiva della ristrutturazione neoliberista in corso che non riguarda in alcun modo il nostro Territorio e noi stessi direttamente. I prezzi degli affitti vertiginosamente alti (500euro per ottanta metri quadrati circa nei pressi di Piazza XX Settembre, poco meno in periferia) ma anche il valore sproporzionato delle abitazioni in base ai bisogni sociali, ci riguardano strettamente. Il “capitale finanziario” molese (che non è indipendente da dinamiche nazionali), si deposita in maniera sempre più determinante (a Mola ci sono otto istituti bancari, più di quanti possiamo trovarne in paesi limitrofi con “aree industriali” consolidate e sviluppate) imponendo una grande rivalutazione immobiliare sul nostro Territorio.
Questo grande processo di profitto ed accumulazione ha causato una distruzione organica di tutte le dinamiche di approccio al consumo del Territorio, che è stato utilizzato solo come strumento di valorizzazione e di accumulazione. Infatti le “lobby dei proprietari” (e non solo), sfruttando il disagio causato dall’aumento vertiginoso dei prezzi, hanno diffuso l’ideologia del “costruire è bello”, cementificando ogni Luogo e Spazio con la promessa che solo l’introduzione sul “Mercato” di una “massa di alloggi vuoti” avrebbe potuto calmierare e contenere il valore degli immobili. In realtà anche questo è stato un veicolo di accumulazione e di Profitto per pochi (l’aumento del ritmo di costruzione dell’ultimo decennio è inversamente proporzionale alla crescita demografica), a svantaggio non solo del Territorio martoriato dal cemento, ma soprattutto degli “Emarginati” della Società che hanno continuato a subire il disagio dei prezzi. Sembra che le ulteriori abitazioni che si costruiscono servano solo ad alimentare un flusso finanziario indiscriminato (tra fondi di investimento, mutui, prestiti…).
L’anomalia è che, qui ed ora nel 2008, a questa tendenza politica, culturale e sociale non si stia contrapponendo una forza di Sinistra che cerca di diventare egemone nel tessuto sociale. I mezzi, probabilmente, ci sono. A mio parere si dovrebbe partire proprio dal livello più strettamente comunale perché viviamo una fase in cui assistiamo alla negazione ed alla sottrazione del Welfare statale (e, quindi, dei suoi riferimenti politici ed istituzionali) che genera insicurezza proprio sui Territori. Strumenti di “Edilizia sociale”, oppure di costruzione diretta di immobili da mettere a disposizione, potrebbe favorire realmente una alternativa “socialmente utile” alle follie egoistiche del “libero Mercato”. Perché quella del “Mercato” è una libertà che molti, troppi, pagano a caro prezzo.
Pubblicato da fabioerriquenz
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